Il nostro Comitato è da sempre attento alle dinamiche sociali territoriali e sensibile ai fenomeni culturali e sociologici che avvengono nella propria comunità di riferimento. Per certificare questo impegno ed evidenziare gli sviluppi avvenuti nel tempo, giovedì 16 Aprile, nella nostra sede, si è tenuto un incontro volto ad esporre e presentare un progetto di ricerca promosso e voluto dall’Università di Teramo e finanziato con fondi NextGeneration EU, attraverso il programma Italia Domani e il Ministero dell’Università e della Ricerca. Lo studio, curato dal Prof. Simone Busetti, professore ordinario di Public Policy Analysis presso l’Università di Teramo, ha puntato l’attenzione sulla qualità percepita dalle persone che frequentano l’Emporio e sulla necessità di raccogliere dati per migliorarla, oltre che analizzare l’impatto che tale istituto ha ed ha avuto nel corso degli anni. Dal report pubblicato sono emersi numeri interessanti che restituiscono la cifra dell’intervento sociale che l’Emporio rappresenta. L’Emporio Solidale infatti non è solo un luogo fisico dove fare la spesa, per molte persone è invece un punto fermo, uno spazio in cui sentirsi accolti, ascoltati e meno soli. I dati raccolti tra gennaio e febbraio 2025 – su 102 nuclei familiari, con 86 questionari compilati – raccontano una realtà fatta di numeri, ma soprattutto di vite che cercano stabilità. La maggior parte degli utenti sono donne, spesso con responsabilità familiari e poche risorse. L’età media è intorno ai 49 anni e molti vivono condizioni economiche difficili da tempo. Non si tratta di emergenze momentanee: per il 43% delle persone il sostegno dura da oltre un anno, è questo è il segno di una fragilità profonda, che richiede continuità e attenzione. L’Emporio non è solo distribuzione di beni ma relazione e presenza. ” Uno studio che ha voluto sottolineare come questo tipo di politiche sociali sul territorio possano rappresentare un sostegno reale: il 71% degli utenti riesce ad affrontare altre spese essenziali grazie al risparmio sulla spesa e per molti questo significa vivere con  meno pressione”- a dirlo direttamente il Prof. Simone Busetti – “grazie a queste dinamiche, promosse dal Terzo Settore , anche le comunità possono creare uno spazio di accoglienza e inclusione, con soddisfazione e benessere degli utenti”. L’Emporio Solidale, creato grazie al contributo di Fondazione Varrone e Takeda Italia, nel corso degli anni si è attestato come un punto di riferimento in città. Situato in pieno centro e facilmente raggiungibile anche da chi è sprovvisto di mezzi, l’Emporio offre un’ampia scelta di prodotti alimentari e di prima necessità a chi risulta in difficoltà economica. “ La Fondazione Varrone distribuisce le proprie risorse per intervenire a favore del Terzo Settore anche indirettamente, come in questo caso, ben sapendo le difficoltà che le varie associazioni trovano quotidianamente per adempiere alla missione che si sono date. Un plauso al nostro Comitato per quello che fa e che mette in campo sul territorio, riuscendo ad intercettare le persone che spesso risultano invisibili agli occhi di molti”- a dirlo Maria Rita Pitoni, consigliere facente parte del Consiglio Direttivo della Fondazione Varrone, referente del settore Volontariato e Istruzione. Presente all’approfondimento anche Alfredo Vulpiani, responsabile dell’Area Sociale del Comitato CRI di Rieti, profondo conoscitore delle necessità e delle fragilità che si possono rinvenire sul territorio. “Uno studio importante anche per dare risalto alle attività che quotidianamente il nostro Comitato mette in campo grazie ai propri volontari, formati e preparati ad affrontare situazioni di disagio sociale ed economico. E’ importante che le istituzioni e soprattutto in questo caso l’Università, abbiano deciso di approfondire queste dinamiche nell’ottica del miglioramento continuo. Ringrazio quindi il Professor Busetti per l’attenzione rivolta al nostro Emporio, risultato uno dei meglio organizzati tra quelli oggetto di studio a livello nazionale. Un momento importante quindi, per dar voce a chi spesso non ce l’ha e trovare insieme soluzioni per arginare il disagio sociale ed economico nel futuro.

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